Un indirizzo ha smesso di rispondere

Mi hanno chiesto se una cosa che sta su internet può sparire tutta in una mattina.

Sì. È successo qui, tre settimane fa.

C’è un gruppo di persone, in Italia, che da venticinque anni tiene la posta elettronica di altre persone. Gratis, senza pubblicità, senza rivendere niente a nessuno. Migliaia di caselle. In piedi con le donazioni.

Il 28 agosto il loro indirizzo ha smesso di rispondere. Senza preavviso.

Chi scriveva da fuori non li raggiungeva più. I messaggi tornavano indietro.

I computer con dentro la posta erano accesi. In una stanza, con tutto dentro. Nessuno è entrato, nessuno ha portato via niente.

A quel punto arriva sempre la stessa domanda: e allora chi l’ha spento?

La risposta è meno misteriosa di quanto sembri.

Nessuno. Il nome che scrivevi per arrivarci sta scritto in un elenco, e quell’elenco lo tiene qualcun altro, in un altro paese. È quell’elenco a dire a quale computer corrisponde ogni nome.

Il 26 agosto il governo americano ha messo quel gruppo in una lista sua. Due giorni dopo, il nome è sparito dall’elenco che dice dove trovarli.

È il citofono. L’appartamento c’è, i mobili ci sono, tu sei dentro a casa tua. Il tuo nome non è più sulla pulsantiera. Nessuno riesce più a suonare.

Quel nome che sta nell’elenco si chiama dominio.

A inizio settembre la banca ha bloccato il conto, per paura di essere sanzionata anche lei. Il 6 settembre il gruppo ha annunciato che chiude, e ha chiesto a tutti di salvarsi la posta finché c’era tempo. Poi si è spento tutto il resto.

Il nome che scrivi per farti trovare non è tuo. È in prestito. Te lo tiene qualcun altro. Vale anche per quello della tua associazione, della tua scuola, del bar sotto casa.

L’appartamento resta tuo. Il nome sul citofono, no.

E il tuo, chi te lo tiene?

Hai una domanda su questo bello? Scrivimi.

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